Storia

Note storiche su Buttigliera d’Asti

a cura di Marinella Bianco

Buttigliera d’Asti è un comune italiano della provincia di Asti. 

La sua storia risale all’epoca romana, quando la zona era nota come “Butiliaria”. Successivamente, durante il periodo medievale, il territorio di Buttigliera d’Asti passò sotto il controllo di varie famiglie nobiliari, tra cui i Conti di Biandrate e i Marchesi di Monferrato.

Nel XV secolo, la cittadina subì la dominazione francese, con l’occupazione da parte di Carlo VIII di Francia e successivamente da parte di Luigi XII. Nel corso del XVIII secolo, Buttigliera d’Asti fu sotto il controllo della Casa Savoia e fu inserita nel distretto di Asti.

Buttigliera d’Asti è famosa per la bellezza dei suoi paesaggi, ma, forse, la sua storia artistica è meno conosciuta. 

Tra i suoi uomini illustri ricondiamo Antonino Marchisio (Buttigliera d’Asti 1817 – Torino 1875) nasce il 19 febbraio in una famiglia di Buttigliera d’Asti, il padre, Pierantonio, fabbricava pianoforti. 

Compiuti gli studi musicali nel conservatorio di Milano, tornò a Torino, divenendo capofamiglia dopo la morte precoce del padre. Dedicatosi all’insegnamento del pianoforte, ebbe tra gli allievi anche la futura regina d’Italia Margherita di Savoia. 

Compose opere didattiche per il suo strumento e alcuni melodrammi quali: Il marito della vedova (Torino 1841), Un matrimonio a tre (ibid. 1851), Piccarda Donati (Parma 1860); anche due opere non rappresentate: Gli ussiti e Cristoforo Colombo

Antonino ebbe primaria importanza nell’organizzazione della vita musicale di Torino: fu fondatore di una società filarmonica (1852) e di un liceo musicale; dal 1854 nella casa di Torino, in piazza Vittorio n.11, si tenevano incontri domenicali di musica strumentale e vocale, aperti a tutti coloro che “masticavano semicrome” fossero essi torinesi o musicisti di fama di passaggio a Torino.  

Importanti artisti piemontesi hanno lasciato il segno a Buttigliera, per esempio, nell’oratorio delle Umiliate è conservato un quadro di Vittorio Amedeo Rapous (Racconigi (CN) 1729  – Torino 1800). La chiesa di San Michele, sede della Confraternita dei Battuti, fondata dopo il 1386 e restaurata nel 1565, viene ridisegnata nel 1758 da Bernardo Antonio Vittone (Torino, 19 agosto 1704 – Torino, 19 ottobre 1770), architetto di rara abilità. Il progetto vittoniano prevedeva anche una cupola che, però, fu realizzata in seguito e semplificata da Ludovico Quarini (Chieri, 1736 – Torino, 1800), suo seguace e stretto collaboratore. Quarini fece il progetto del campanile della chiesa di San Biagio nel 1789. Forse il Vittone si occupò anche di un restauro di Palazzo Freilino. 

Note storiche sulla Parrocchia 

a cura di Elso Gramaglia

Le origini

Alle origini della parrocchia di Buttigliera vi è la chiesa di San Martino, oggi cappella del cimitero, ma un tempo chiesa dell’antichissimo villaggio di Mercuriolum, attestato nel XII secolo e scomparso nel corso del secolo XV. Nel sec. XII l’ecclesia Mercurioli dipendeva non dal vescovo di Torino ma dall’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Nei pressi della chiesa l’Ordine possedeva anche una casa ospitaliera, retta da un precettore e da altri religiosi, i quali avevano il compito di accogliere e ospitare i viandanti e i pellegrini diretti in Terrasanta o ai vari santuari della Cristianità.

Con la fondazione del nuovo villaggio di Buttigliera – avvenuta tra il 1263 e il 1269 a opera del Comune d’Asti – incominciò il lento spopolamento del vecchio abitato di Mercuriolum e la conseguente decadenza della casa ospitaliera e della chiesa di San Martino. Gli abitanti di Buttigliera per comodità si costruirono nel centro del paese una nuova chiesa parrocchiale, dedicandola a San Biagio vescovo di Mira. Si trasferirono nel nuovo abitato anche il curato e il precettore, ma sia la parrocchia sia la precettoria conservarono nei secoli l’antico titolo di San Martino.

Nel 1584, al tempo della visita apostolica di Giovanni Battista Cavoretto, le chiese del paese (San Biagio, San Michele, Madonna della Consolata) apparivano in discrete condizioni, mentre le antiche cappelle di San Martino e di Santa Maria di Celle abbisognavano di riparazioni. I due curati, nominati dal precettore (ora detto commendatore) gerosolimitano di San Martino, abitavano nelle loro case paterne; spiegavano il Vangelo al popolo, insegnavano la dottrina cristiana e celebravano i matrimoni secondo la forma stabilita dal Concilio di Trento. La parrocchia contava allora circa 600 persone obbligate ad adempiere al precetto pasquale.

Il risveglio religioso nei secoli XVII-XVIII

Nel corso del Seicento, e poi nel secolo successivo, la vita religiosa rifiorí, per merito soprattutto del clero locale spiritualmente migliorato e piú numeroso e istruito. Una lunga serie di curati, formatisi nel seminario diocesano, scelti dall’Ordine gerosolimitano (ora detto di Malta), riuscirono a evangelizzare in profondità il popolo secondo gli ideali del Concilio di Trento e della Controriforma. I sacerdoti di quest’epoca cercavano soprattutto di incrementare la frequenza alla Comunione e alla Confessione, e poi di diffondere nuove devozioni (san Giuseppe, Immacolata Concezione, Angelo Custode, Anime del Purgatorio) e nuove pratiche di pietà (Quarantore, processioni…). I laici, anche con l’aiuto finanziario del Comune, restaurarono vecchie chiese (San Biagio, San Michele) e ne costruirono di nuove (San Bernardo, Sant’Antonio, San Giuseppe, Santa Elisabetta, San Vito…). Nel corso del Seicento si fondarono anche nuove confraternite maschili e femminili (Umiliate di Santa Elisabetta, S. Suffragio, Immacolata Concezione, S. Rosario), mentre quelle piú antiche (SS. Nome di Gesú, Corpus Domini) videro aumentare i propri iscritti. Nel 1772, con il trasferimento del concurato don Maina a Candiolo, vi fu un parroco solo, don Giovanni Bartolomeo Pennazio, coadiuvato però da un viceparroco, scelto dal curato. 

L’epoca del prevosto Vaccarino 

Durante il secolo XIX la parrocchia fu retta solo da tre pastori: don Giovanni Antonio Marchisio dal 1791 al 1831, il teologo Giuseppe Vaccarino dal 1831 al 1891, con il titolo di prevosto, e il teologo Luigi Perotti dal 1891 al 1915. Il primo, in seguito alla soppressione dell’Ordine di Malta (1799), ottenne la casa della Commenda a titolo di canonica con gli annessi terreni, che vennero a costituire il beneficio parrocchiale. Il parroco piú zelante e piú venerato fu il prevosto Vaccarino. Operoso e instancabile in tutte le attività pastorali, restaurò e abbellí la chiesa di San Biagio e si conciliò il cuore dei parrocchiani con una bontà tale che venne chiamato «ladro di cuori». Per alleviare la miseria di tanti buttiglieresi introdusse, prima del 1835, l’industria casalinga dei telai; poi, nel 1861, creò l’asilo infantile; in seguito fondò l’ospedale-ospizio con l’aiuto delle famiglie Rossi e Girola e di altri benefattori. Primo tra i parroci, curò l’archivio parrocchiale, conservando in appositi faldoni numerose carte da lui ritenute importanti e producendo molti documenti sia per la cura animarum sia per la tutela dei diritti della sua chiesa. Si interessò alla storia di Buttigliera, scrivendo brevi cronache e relazioni storiche, conservate manoscritte nel volume intitolato Memorie diverse riguardo alla parrocchia ed al paese

Curò in modo particolare le vocazioni ecclesiastiche e avviò molte ragazze a diventare maestre, tanto che nacque il detto popolare «in ogni casa di Buttigliera trovi un prete o una maestra». In effetti una schiera di ottimi sacerdoti rese allora illustre la parrocchia. Ricordiamo, tra i molti, Mons. Giuseppe Francesco Re (1848-1933), per 43 anni vescovo di Alba; il canonico Domenico Bosso (1824-1891), superiore generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino; don Giuseppe Gamba (1860-1939), ispettore delle case salesiane dell’Uruguay e del Paraguay. Tra le maestre si segnalò la beata Maddalena Morano (1848-1908). Appena quattordicenne fu assunta dal Vaccarino come maestra dell’asilo infantile; successivamente, entrata tra le suore di Maria Ausiliatrice, fu inviata in Sicilia a dirigere varie case salesiane.

A questi religiosi vanno aggiunte due nobili figure di laici, quali la pia nobildonna Giuseppina dei conti Melyna di Capriglio e il cavalier Domenico Rossi. La damigella Melyna istituí nel proprio palazzo una scuola per le fanciulle povere del paese. Il Rossi, invece, all’età di 18 anni aprí nella sua casa un oratorio maschile, che diresse personalmente per diversi anni. Morí nel 1899, a soli 29 anni, essendo priore della confraternita del SS. Nome di Gesú, lasciando ai Salesiani la casa e l’oratorio affinché continuassero la sua opera.

Nel Novecento

I primi decenni del secolo videro il lento e inarrestabile declino delle vecchie confraternite, ma tale decadenza fu compensata dal fiorire di nuove associazioni laicali, come la Pia Unione delle Figlie di Maria, fondata nel 1894 dal parroco Luigi Perotti; l’Azione Cattolica maschile e femminile e la Compagnia della Dottrina Cristiana, istituite dal parroco don Candido Ruffino rispettivamente nel 1920 e 1933.

Il 14 novembre 1931, dopo molte richieste da parte dei borghigiani, l’arcivescovo Maurilio Fossati creò la parrocchia di Crivelle con il titolo dei Santi Martiri Vito, Modesto e Crescenzia. Il primo pievano fu don Bartolomeo Elia di Chieri, trasferito nel 1958 alla parrocchia di San Mauro Torinese.

Sotto i parroci Perotti e Ruffino la parrocchia continuò a dare alla Chiesa numerosi ecclesiastici e missionari, consolidando la sua fama di «vivaio della diocesi». Sono da ricordare in modo particolare don Luigi Marzano (1873-1959), primo vicario di Urussanga in Brasile, autore di un’opera fondamentale intitolata Coloni e missionari italiani nelle foreste del Brasile (Firenze 1904), don Vittorio Pozzo (1876-1902), missionario con la sorella Anna a Rio dos Pinheiros (Brasile), morto in fama di santità; padre Bartolomeo Bechis (1891-1965) dei Missionari di San Vincenzo, prefetto apostolico del Tigrai (Etiopia); Mons. Giuseppe Angrisani (1894-1978), segretario del cardinale Gamba arcivescovo di Torino, poi parroco della Crocetta, infine vescovo di Casale Monferrato.

Gli ultimi prevosti sono stati don Pietro Ferrero di Piscina dal 1952 al 1984, che restaurò la chiesa parrocchiale e cedette l’antica biblioteca dei parroci buttiglieresi ai Salesiani; don Lorenzo Bertagna di Castelnuovo Don Bosco (1985-1998), che ammodernò l’oratorio San Giuseppe; don Bruno Vanoni, nativo di Asigliano Veneto (Vicenza), parroco dal 6 novembre 1998 al settembre 2008.

Bibliografia

T. Chiuso, Buttigliera Astigiana. Cenni, Torino 1875; ristampa con aggiornamenti a cura di Giuseppe Angrisani, Verona 1975.

B.E. Gramaglia, Buttigliera d’Asti. Capitoli di storia antica, Buttigliera d’Asti 2002.

B.E. Gramaglia, Vie di comunicazione e centri ospitalieri nella piana di Villanova d’Asti nel medioevo, in Luoghi di strada nel medioevo fra il Po, il mare e le Alpi occidentali, a cura di G. Sergi, Torino 1996, pp. 147-177.Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loroconoscenza,conservazione, tutela, a cura di L. Pittarello, Torino 1998, 3a ed., pp. 49-55, scheda «Buttigliera d’Asti, chiesa di San Martino».